ricette e racconti di viaggio di una famiglia italo giapponese

autunno tra le alpi giapponesi

autunno tra le alpi giapponesi

Prologo

Le foglie colorate di rosso e di giallo, le tradizionali case di montagna in legno, il vapore che sale dalla vasca delle terme e si disperde tra gli alberi del bosco, il silenzio assoluto della notte illuminata solo dalla luce della luna. Mi ha sempre affascinato l’autunno in questa zona, Hida-Takayama, nelle Alpi giapponesi del Giappone centrale.

Ottobre 2015: con la piccola Sophie di 8 mesi (per lei era prima volta in Giappone) abbiamo deciso di viaggiare in auto in questa zona. Io ero già stata altre volte ma mio marito no, e volevo che anche lui scoprisse questi posti rustici di montagna. Una volta decisa la destinazione principale, Hida-Takayama, lui si è divertito a studiare l’itinerario (è un divoratore di mappe ed è pazzo di google earth!), e così abbiamo esteso il viaggio alla valle del Kiso (Kiso-ji), Shirakawa-go e Kanazawa.

 

Kiso-ji (Magome e Tsumago)

Magome

Tutto pronto: inclusa una borsa solo per i pannolini, con il serbatoio pieno e carichi di entusiasmo siamo partiti di buon mattino. Dopo qualche ora siamo arrivati a Magome, prima destinazione di questo viaggio. Magome è un curato villaggio nella Valle del fiume Kiso, ed è un’antica stazione di posta e ristoro per i viaggiatori. Qui passava il Nakasendo, una storica via di comunicazione che durante il periodo Edo (1603-1868) collegava Tokyo e Kyoto. Alcuni tratti di questa antica via sono ancora percorribili a piedi: proprio da Magome ci si può inoltrare nel bosco e fare una bella passeggiata su un sentiero in parte ancora lastricato.

All’area di parcheggio c’era un chioschetto carino che vendeva soft cream (in Giappone nei luoghi turistici troverete sempre dei soft cream!). Da lì abbiamo cominciato a camminare per la via principale del villaggio, una stradina leggermente in salita con tanti ristoranti e negozietti carini. Tutt’attorno c’era una luce morbida e piacevole tipica dei pomeriggi di ottobre. In giro c’erano tanti turisti, anche diversi occidentali; proprio non mi aspettavo così tanta gente qui a Magome.

Uno snack tipico di queste zone di montagna è il gohei-mochi, una specie di spiedino di polpette di riso caramellate con zucchero e salsa di soia: uno tira l’altro, provare per credere! Proseguendo per la via principale siamo poi arrivati fino ad un punto panoramico, da cui si godeva di un’ottima vista sulle montagne circostanti.

La via principale di Magome
L’antico ufficio postale di Magome
Una sala da te a Magome

Tsumago

Dedicate un paio d’ore a Magome, abbiamo proseguito in auto per Tsumago, un’altra antica stazione di posta e ristoro della valle del Kiso. Avremmo voluto percorrere a piedi sul Nakasendo gli 8-9 km che separano i due villaggi, ma purtroppo con noi avevamo il passeggino che era troppo ingombrante!

Verso le 6 di pomeriggio a Tsumago quasi tutti i turisti delle gite organizzate erano andati via e c’era un’atmosfera molto tranquilla. Siamo arrivati al nostro “Minshuku” (una sistemazione senza pretese presso una famiglia, di solito con mezza pensione), che era gestito da una coppia di anziani. Mamma mia, appena sono entrata, era come se avessi fatto un tuffo indietro nel tempo! Tutto era fermo a inizio Novecento. Nel secondo dopoguerra Tsumago correva il rischio di essere abbandonata a causa di un forte esodo verso le grandi città. Fortunatamente i pochi abitanti rimasti decisero di creare un movimento per salvare il villaggio dal declino e conservarne intatto il patrimonio storico ed architettonico.

Si accedeva all’interno della casa attraverso un’anticamera in terra battuta (“doma”), in cui si camminava con le scarpe: cosa rara perché in Giappone la prima cosa che si fa all’ingresso di casa è togliersi le scarpe. I due anziani ci hanno raccontato che negli ultimi anni hanno ospitato tanti viaggiatori da tutto il mondo. Certo, loro non parlano l’inglese ma in qualche modo riescono a comunicare.

Dopo cena, preparata con cura dalla signora e servita nella nostra camera, siamo usciti per passeggiare un po’ con l’idea di scattare qualche bella foto notturna, ma c’erano solo buio e silenzio tutt’attorno. La notte di Tsumago era troppo fredda per noi che indossavamo solo le giacche leggere. In compenso il cielo nitido e stellato era davvero meraviglioso!

La mattina seguente di buon ora, prima del quotidiano arrivo dei tour organizzati, abbiamo visitato la casa-museo Waki-honjin (una sorta di alloggio esclusivo che ospitava i “daimyo”, gli alti funzionari di governo in viaggio tra Tokyo e Kyoto).

“Che meraviglia!”

E’ stata la prima cosa che ho detto appena entrati: la luce del sole, filtrando tra le travi di legno, formava tantissimi fasci di luce che illuminavano la stanza principale. Al centro della stanza c’era un focolare quadrato chiamato “irori”, tipico di questa zona. In passato questo irori rappresentava il cuore della casa, serviva per scaldarsi in inverno ma anche per cucinare: dal soffitto pendeva un cavo a cui veniva agganciata la pentola, che restava quindi sospesa sul fuoco.

Tsumago al mattino
i kaki stesi al sole d’autunno

 

Lasciata Tsumago, la tappa successiva risalendo la valle è stata “nezame no toko”. Letteralmente significa “letto del risveglio”, ed una zona in cui le rocce sembrano sollevarsi dal letto del fiume… Era ancora un po’ presto per vedere i colori dell’autunno ma era comunque una piacevole sosta.

Nezame no toko, valle del Kiso

 

Okuhida

Oltrepassato Nezame no toko, abbiamo lasciato la valle del Kiso e preso una strada secondaria che costeggia cime (ed anche un vulcano) che arrivano quasi a 3.000 mt d’altezza. Si tratta di una strada panoramica molto suggestiva: curva dopo curva, si aprivamo ai nostri occhi degli scorci sempre nuovi, uno più scenografico dell’altro. Quando ho tirato giù il finestrino dell’auto per fare qualche foto, è entrata un’aria fresca e frizzante. La strada sale fin sopra i 1.400 mt d’altezza, quindi l’autunno qui era più avanzato rispetto alla valle del Kiso.

la strada per Hida

Sebbene fosse ancora pomeriggio, io avevo fretta di raggiungere il “ryokan” che ci avrebbe ospitato per la notte. Il ryokan è un’albergo tradizionale, spesso con un alto livello di servizio, in cui non mancano mai vasche termali (onsen) e cena e colazione sono particolarmente ricche e curate, per non dire squisite! Il bagno, ancora di più se siamo alle terme, è davvero un momento importante della giornata per noi giapponesi. Io volevo infatti avere tutto il tempo di rilassarmi alle terme prima di cena. I giapponesi fanno proprio così, si godono le terme e poi vanno a cena distesi.

Ad un certo punto i colori dell’autunno si sono fatti ancora più intensi e davanti a noi si è aperta una distesa infinita di alberi dalle mille tonalità, dal giallo tenue fino al rosso bordeaux. Quasi contemporaneamente ci siamo detti:

“dai, qui dobbiamo proprio fermarci a fare delle foto!”,   “eh, qui le foto sono d’obbligo!”,

quindi ci siamo fermati in una piazzola di sosta. La foto qui sotto non rende piena giustizia alla grandiosità della natura, perché il sole era già abbastanza basso all’orizzonte e cominciava a imbrunire. Sarebbe stato l’ideale esser passati di lì al mattino. Ad ogni modo quella scena è rimasta per sempre impressa nei nostri ricordi!

I colori caldi dell’autunno tra le Alpi giapponesi

Quando siamo arrivati nella zona di Fukuchi Onsen a Okuhida, il sole stava già tramontando. Avevo scelto questo bellissimo ryokan “Cyouza” nel tipico stile di Hida, in un piccolissimo villaggio in montagna, per fare una sorpresa a mio marito. La struttura era in un legno scuro massiccio, e nella hall ardeva un grande focolare (irori). Appesa ad un gancio c’era una teiera con la cui acqua bollente ci si poteva preparare un te verde e mangiare qualche biscotto giapponese. Ho ancora ben in mente il dolce crepitare del fuoco. E così, finalmente, dopo il check-in abbiamo fatto subito il bagno alle terme: davvero non vedevo l’ora! Immergermi nell’acqua bollente termale e abbandonarmi a guardare il cielo stellato. Ahhh quanto mi sentivo bene!!!

Poi certo, devo scrivere della cena. Di solito il menù della cena al ryokan è fisso ed è molto legato alla stagionalità degli ingredienti. Abbiamo provato quindi la cucina tipica della zona, e avevamo una stanzina privata tutta per noi con un irori al centro. Cominciamo da tanti antipastini con pesci di fiume, piante selvatiche di montagna, castagne e tante altre cose. Poi grigliata di pesce e di manzo di razza Hida, molto conosciuta in Giappone. Tutto buonissimo! Ora ci voleva un buon sake. Quindi abbiamo chiesto la carta dei sake e, come immaginavamo, ce ne erano diversi di produzione locale. Abbiamo scelto un tipo di sake “doburoku”, di colore bianco un po’ torbido e leggermente dolce. Ci è piaciuto tanto che il giorno dopo al negozio (spesso i ryokan più grandi hanno un’angolo in cui si possono comprare specialità locali e piccoli souvenirs) ne abbiamo preso una bottiglia da portare in Italia.

uno dei antipasti
grigliata all’irori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mattina seguente mi sono svegliata presto per godermi di nuovo un bagno alle terme. Questo ryokan aveva diverse vasche, all’interno e all’esterno. La più bella era sul bordo di un ruscello, che si raggiungeva in un paio di minuti percorrendo un sentiero tra gli alberi. Quando sono arrivata non c’era nessuno. Mi sono immersa nella vasca nell’aria frizzante del mattino, circondata dai colori caldi dell’autunno. Nessun rumore ma solo lo scorrere dell’acqua del ruscello.

La vista sul giardino dalla camera

Dopo il bagno rigenerante ci aspettava una ricca colazione. Tutti i piatti erano squisiti ma quello che proprio mi ha fatto impazzire era “hoba miso”. Hoba è una grande foglia essiccata di magnolia: si mettono miso e piante selvatiche o funghi su di essa e si fa cuocere sul fuoco. La foglia rilascia un tipico profumo e aromatizza le verdure, che diventano un ottimo accompagnamento per il riso. Sull’irori cuoceva una zuppa di miso con tante radici e verdure.

la colazione al ryokan “Cyouza”

Takayama

Quando siamo arrivati a Takayama era quasi mezzogiorno e lungo il fiume si teneva ancora il famoso mercato mattutino di Miyagawa, che risale a più di 130 anni fa. E’ sempre interessante fare un giro in un mercato locale e scoprire cose che al supermercato di solito non si trovano. Ma peccato perché a quell’ora alcune bancarelle stavano già chiudendo. Quindi, lasciato il mercato, abbiamo passeggiato tra le stradine del centro storico di Takayama, che pullula di botteghe di artigiani e ristoranti, dove si può ancora respirare l’atmosfera del periodo Edo.

le vie del centro storico di Takayama

Abbiamo poi visitato il palazzo Jin-ya, che è l’unica sede di uffici amministrativi del governo Edo rimasta ancora originale come un tempo. Camminando tra le stanze del palazzo ed i suoi giardini ci si può fare un’idea di come fosse agiata la vita degli alti funzionari. La parte più sorprendente per mio marito è stata la visita dei magazzini (in totale ce ne sono 12) adibiti alla raccolta delle “tasse”: dovete sapere che in Giappone fino al periodo Edo le tasse si pagavano con il riso. Infatti possedere tanto riso era sinonimo di potere!

Takayama è conosciuta anche per una grande processione di carri riccamente addobbati che si tiene in autunno in occasione della festa di ringraziamento per il nuovo raccolto. Peccato che quell’anno la parata ci fosse stata giusto il weekend prima del nostro viaggio!

Se dovessi fare un paragone tra la zona di Okuhida e quella di Takayama, certo la prima era più isolata e folkloristica, mentre Takayama è più urbanizzata, sebbene si tratti di una piacevole cittadina circondata dai monti. Per delle persone come noi che amano la natura e lo stile rustico, non c’era confronto: Okuhida ci piaceva di più!

 

Shirakawa-go

Da Takayama abbiamo raggiunto il villaggio di Shirakawa in poco più di un’ora. Bellissimo e molto particolare, sembrava di essere catapultati nei tipici villaggi delle favole giapponesi che mi leggeva mia madre quando ero bambina. Il sito è protetto dall’UNESCO dal 1995 e le sue case sono famose per il particolare stile architettonico detto “Gassyo zukuri”. La parola Gassyo evoca la forma di due mani unite in preghiera e questa forma è particolarmente adatta a resistere alle abbondanti nevicate della zona. I tetti di queste case sono di paglia e ogni 30-40 anni è necessaria la completa sostituzione: in quella occasione da tutto il villaggio accorrono decine e decine di persone e tutti assieme, gratuitamente, lavorano per questo grande evento: questo spirito di collaborazione è tipico di questa zona ed è detto “yui”, che significa legame.

Una casa “Gassyo-zukuri” a Shirakawa-go

Era bello passeggiare tra case, piccoli canali e qualche campo di riso. Abbiamo visitato “Wada-ke”, una delle case più importanti di Shirakawa. La cosa che subito ci ha sorpreso è che questa casa non è solamente un museo, ma la famiglia proprietaria abita qui ancora adesso! Certamente la vita privata della famiglia si tiene in altre stanze, non visitabili.

Poi abbiamo camminato fino al punto panoramico in cima a una collina, da cui si poteva vedere tutto il villaggio. Ci hanno spiegato che storicamente tutte le case venivano costruite nella stessa direzione, questo per minimizzare l’esposizione ai forti venti e tenere le case al caldo durante l’inverno. Anche qui, fortunatamente, siamo arrivati quando la massa di turisti cominciava a defluire: il risultato era un’atmosfera pacata e un po’ nostalgica tipica dell’autunno, che a me piace tantissimo.

 

Kanazawa

Ultima tappa del nostro viaggio. Abbiamo scelto Kanazawa perché è rinomata per l’ottimo pesce fresco. Questa zona del Mare del Giappone infatti è particolarmente pescosa. Purtroppo quando siamo arrivati in città era già sera e non avevamo tanta voglia di camminare alla ricerca di un buon ristorante. E così, più per fame, siamo finiti in un “izakaya” (una specie di trattoria informale) di una catena franchising… risultato? Certo, non erano i piatti che mi aspettavo, peccato! Ma in viaggio non va sempre tutto perfetto, bisogna adattarsi. Vero?

Abbiamo pernottato in un hotel di catena moderno e funzionale. Non era affatto male, ma questo stile cittadino era lontano anni luce dalla semplicità del minshuku di Tsumago e dalle coccole del ryokan di Okuhida. L’unica vera particolarità di questo hotel era il parcheggio “verticale” per le auto. Per me che sono giapponese è una cosa abbastanza normale, ma per mio marito era una novità! 😀 In pratica si parcheggia l’auto su di un piedistallo mobile e, in maniera del tutto automatizzata, l’auto viene spostata in alto e in largo per diversi metri fino a raggiungere una postazione libera: un manovra simile allo stoccaggio di un pallet sugli scaffali di un magazzino.

La mattina seguente siamo andati a visitare un must di Kanzawa, il giardino “Kenroku-en”, uno dei tre giardini più famosi di tutto il Giappone. Lo stile è quello in voga durante il periodo Edo.

Uno scorcio del Kenroku-en

 

A seguire siamo andati al Omi-ichiwa”, il famoso mercato del pesce. Sapevo che è un posto abbastanza turistico ma volevo comunque vederlo, anche perché i miei genitori mi avevano commissionato l’acquisto di “ama ebi” locali (gamberetti dal gusto leggermente dolce che si mangiano crudi con salsa di soia e un pizzico di wasabi).

Il mercato è diviso in due parti: al piano terra vendono il pesce, al primo piano lo cucinano e lo servono nei ristoranti. Siccome era ora di pranzo, c’era una lunga attesa praticamente per tutti i ristoranti. Ma volevo, anzi, dovevo mangiare un piatto di buon pesce e riscattarmi della delusione della cena della sera prima. E così, dopo una lunga attesa, è arrivato finalmente il momento gourmet. Ah bene! Che buono! Abbiamo preso due piatti di chirashi-zushi alla maniera locale. Le seppie erano bianche trasparenti così come devono essere quando sono fresche, e al primo morso sentivo un leggero sapore dolce. Questo era un vero must di Kanazawa per me!

Il pranzo al mercato del pesce
Le bancarelle del mercato del pesce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Epilogo

A distanza di ormai due anni da questo viaggio sto scrivendo questo racconto, ma porto ancora dentro di me dei ricordi vivi, come se fosse stato ieri. Era cosi bello. Sono stati solamente 4 giorni ma quei colori, quei sapori, quella luce asciutta dell’autunno e quell’aria frizzante del mattino resteranno per sempre con me.

PS: a proposito di quegli ama-ebi che abbiamo preso al mercato del pesce: alla fine quella sera a casa i miei hanno fatto giusto in tempo ad assaggiarne qualcuno, perché in gran fretta io e mio marito li abbiamo divorati! 😀